Whistleblowing: indicazioni integrative sulla tutela del dipendente che effettua segnalazioni


L’art. 54-bis, D. Lgs. n. 165/2001, e successive modificazioni, prevede un sistema di garanzie a carico del pubblico dipendente (c.d. whistleblower) che, nell’interesse dell’integrità della pubblica Amministrazione, segnala condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro. Con precedente circolare sono state fornite le indicazioni attuative di dettaglio. La prassi attuativa e le indicazioni dell’ANAC, tuttavia, hanno evidenziato la necessità di fornire ulteriori chiarimenti in materia. Con Circolare n. 127/2020, l’Inps fornisce quindi istruzioni integrative su oggetto, contenuti, destinatari e modalità di trasmissione della segnalazione di illecito da parte del dipendente o del collaboratore dell’Istituto.


Oggetto della segnalazione
Le condotte illecite, oggetto delle segnalazioni meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 54-bis, D.lgs n. 165/2001, comprendono non solo le fattispecie riconducibili all’elemento oggettivo dell’intera gamma dei delitti contro la pubblica Amministrazione, ma anche tutte le situazioni in cui, nel corso dell’attività amministrativa, si riscontrino comportamenti impropri di un funzionario pubblico che, anche al fine di curare un interesse proprio o di terzi, assuma o concorra all’adozione di una decisione che devia dalla cura imparziale dell’interesse pubblico. La categoria di fatti illeciti comprende altresì i casi in cui si configurano condotte, situazioni, condizioni organizzative o individuali che potrebbero essere prodromiche, ovvero costituire un ambiente favorevole alla commissione di fatti corruttivi in senso proprio.


Segnalazione anonima e riservatezza dell’identità del segnalante
Le disposizioni contenute nell’articolo 54-bis del D.lgs n. 165/2001, che garantiscono la riservatezza del segnalante, presuppongono che il segnalante medesimo renda nota la propria identità. Non rientra, dunque, nella fattispecie prevista dalla norma come “dipendente pubblico che segnala illeciti”, quella del soggetto che, nell’inoltrare una segnalazione, non si renda conoscibile. La ratio della norma è di assicurare la tutela del dipendente, mantenendo riservata la sua identità, solo nel caso di segnalazioni provenienti da dipendenti pubblici individuabili e riconoscibili.


Procedura per la segnalazione di illeciti
Come indicato nel messaggio n. 2974/2019, il dipendente che intenda segnalare condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di servizio con l’Istituto, può rappresentare l’illecito al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) mediante l’apposita procedura informatica per la segnalazione degli illeciti.


Gestione riservata delle segnalazioni
L’RPCT svolge una prima istruttoria sui fatti segnalati, avvalendosi di un minimo numero indispensabile di dipendenti, comunque nominativamente individuati. Nel caso si ravvisino elementi di non manifesta infondatezza del fatto, l’RPCT potrà inoltrare la segnalazione a soggetti terzi, per approfondimenti.


Segnalazione di illeciti da parte di collaboratori dell’Istituto
Come già illustrato nella circolare n. 54/2018, le tutele assicurate dal menzionato articolo 54-bis si applicano anche ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’Istituto, nel caso in cui gli stessi segnalino illeciti di cui siano venuti a conoscenza in ragione del loro rapporto con l’Istituto.
L’Istituto garantisce altresì le modalità di “gestione riservata delle segnalazioni” anche ai consulenti e collaboratori esterni, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico e a qualsiasi titolo, che segnalino illeciti di cui siano venuti a conoscenza in ragione del loro rapporto con l’Istituto.
La segnalazione di illeciti da parte dei predetti soggetti dovrà essere inoltrata al RPCT tramite il nuovo “Modulo per la segnalazione di condotte illecite da parte dei consulenti e collaboratori esterni dell’Inps e dei lavoratori e collaboratori delle imprese fornitrici di lavori, beni o servizi in favore dell’Istituto (art. 54 bis del D.Lgs. 165/2001)” (COD.MV69), debitamente compilato e sottoscritto, da inviarsi alla casella di posta elettronica segnalazioneilleciti@inps.it. Il modulo, in formato pdf editabile, è pubblicato nella sotto sezione “Altri contenuti” > “Prevenzione della corruzione” della sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale.

Edilcassa della Sardegna: avvio Fondo Sanedil e nuovi contributi



L’Edilcassa della Regione Sardegna segnala l’avvio del Fondo Sanedil e la nuova contribuzione per le diverse province in vigore dal 1° ottobre 2020


PROVINCE DI: CA-CI-VS


























































Aliquote contributive

% carico Impresa

% carico Lavoratori

Totale

Edilcassa 1,750 0,350 2,100
A.P.E. 3,490   3,490
Q.N.A.C. 0,222 0,222 0,444
Q.P.A.C. 0,600 0,600 1,200
Scuola Edile 0,010   0,010
C.T.P.R. 1,300   1,300
Fondo Prepensionamenti 0,200   0,200
Fondo Incentivo Occupazione 0,100   0,100
Totale 7,672 1,172 8,844
Fondo Sanitario Lavoratori 0,600   0,600
Fondo Sanitario Impiegati 0,260   0,260


PROVINCE DI: SS-OT


























































Aliquote contributive

% carico Impresa

% carico Lavoratori

Totale

Edilcassa 1,380 0,270 1,650
A.P.E. 2,550   2,550
Q.N.A.C. 0,222 0,222 0,444
Q.P.A.C. 0,500 0,500 1,000
Scuola Edile 0,010   0,010
C.T.P.R. 1,100   1,100
Fondo Prepensionamenti 0,200   0,200
Fondo Incentivo Occupazione 0,100   0,100
Totale 6,062 0,992 7,054
Fondo Sanitario Lavoratori 0,600   0,600
Fondo Sanitario Impiegati 0,260   0,260


PROVINCE DI: NU-OG


























































Aliquote contributive

% carico Impresa

% carico Lavoratori

Totale

Edilcassa 1,630 0,330 1,960
A.P.E. 3,291   3,291
Q.N.A.C. 0,222 0,222 0,444
Q.P.A.C. 0,600 0,600 1,200
Scuola Edile 0,010   0,010
C.T.P.R. 0,850   0,850
Fondo Prepensionamenti 0,200   0,200
Fondo Incentivo Occupazione 0,100   0,100
Totale 6,903 1,152 8,055
Fondo Sanitario Lavoratori 0,600   0,600
Fondo Sanitario Impiegati 0,260   0,260


 


PROVINCIADI: OR


























































Aliquote contributive

% carico Impresa

% carico Lavoratori

Totale

Edilcassa 1,330 0,270 1,600
A.P.E. 3,195   3,195
Q.N.A.C. 0,222 0,222 0,444
Q.P.A.C. 0,600 0,600 1,200
Scuola Edile 0,010   0,010
C.T.P.R. 1,150   1,150
Fondo Prepensionamenti 0,200   0,200
Fondo Incentivo Occupazione 0,100   0,100
Totale 6,807 1,092 7,899
Fondo Sanitario Lavoratori 0,600   0,600
Fondo Sanitario Impiegati 0,260   0,260

Giusta causa di licenziamento, il sindacato in sede di legittimità


L’accertamento della ricorrenza degli elementi che integrano il parametro normativo e della loro attitudine a costituire giusta causa di licenziamento, è sindacabile in sede di legittimità, a condizione che la contestazione non si limiti ad una censura generica e meramente contrappositiva, ma contenga una specifica denuncia di incoerenza rispetto agli “standards” conformi ai valori dell’ordinamento esistenti nella realtà sociale (Corte di Cassazione, ordinanza 04 novembre 2020, n. 24601)


Una Corte di appello territoriale, confermando la pronuncia di primo cure, aveva rigettato la domanda di un dipendente diretta ad ottenere la nullità del licenziamento disciplinare allo stesso intimato, e la condanna della parte datoriale alla reintegrazione dello stesso nel posto di lavoro.
Ad avviso della Corte, era sussistente una pressoché totale e perfetta coerenza tra quanto addebitato al lavoratore e quanto riportato nella comunicazione di licenziamento, dove la datrice di lavoro aveva addirittura impiegato le stesse espressioni della contestazione per enunciare la causale dell’atto espulsivo. Nel concreto, il fatto disciplinarmente rilevante riguardava l’ottenimento e l’utilizzo abusivo (a nome di diverso dipendente) di una autovettura aziendale da parte del lavoratore, durante tutto il periodo delle ferie estive, nonché la tardiva restituzione del veicolo, appositamente sollecitata, e la mancata segnalazione del sinistro stradale che lo aveva visto coinvolto, per sua colpa.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando, in particolare, l’errata ed omessa applicazione dei criteri applicativi della giusta causa (art. 2119 c.c.) e conseguente sproporzione della sanzione disciplinare con l’infrazione contestata.
Per la Suprema Corte il motivo non è fondato.
Anzitutto, la giusta causa di licenziamento è una nozione di legge che si viene ad inscrivere in un ambito di disposizioni caratterizzate dalla presenza di elementi “normativi” e di clausole generali, quali la correttezza (art. 1175 c.c.) e l’obbligo di fedeltà, lealtà, buona fede (art. 1375 c.c.), il cui contenuto, elastico ed indeterminato, richiede, nel momento giudiziale, di essere colmato, sia sul piano della quaestio facti che della quaestio iuris, attraverso il contributo dell’interprete. Tale integrazione ha luogo mediante valutazioni e giudizi di valore desumibili dalla coscienza sociale o dal costume o dall’ordinamento giuridico o da regole proprie di determinate cerchie sociali o di particolari discipline o arti o professioni, alla cui stregua poter adeguatamente individuare le circostanze più concludenti e più pertinenti rispetto a quelle regole e consentire così al giudice di pervenire alla soluzione più conforme al diritto, oltre che più ragionevole e consona.
Orbene, l’accertamento della ricorrenza, nella fattispecie dedotta in giudizio, degli elementi che integrano il parametro normativo e le sue specificazioni e della loro concreta attitudine a costituire giusta causa di licenziamento, è sindacabile in sede di legittimità, a condizione che la contestazione non si limiti ad una censura generica e meramente contrappositiva, ma contenga una specifica denuncia di incoerenza rispetto agli “standards” conformi ai valori dell’ordinamento esistenti nella realtà sociale (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza n. 25044/2015).
Ma nel motivo di ricorso in esame, le censure formulate alla sentenza della Corte distrettuale non appaiono conferenti poiché non evidenziano in modo puntuale gli “standards” dai quali il Collegio di merito si sarebbe discostato.
Al contraio, il comportamento tenuto dal lavoratore è idoneo ad integrare un’insanabile frattura del vincolo fiduciario, dovendosi avere riguardo anche alla disposto normativo (art. 2104 c.c.) per cui che il prestatore di lavoro deve osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai suoi collaboratori, dai quali gerarchicamente dipende e che obbliga lo stesso prestatore ad usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta e dall’interesse dell’impresa.
Infine, alla stregua dei costanti arresti giurisprudenziali di legittimità, il licenziamento disciplinare è giustificato nei casi in cui i fatti attribuiti al prestatore d’opera rivestano il carattere di grave violazione degli obblighi del rapporto di lavoro, tale da ledere irrimediabilmente l’elemento fiduciario. Pertanto, il giudice di merito deve valutare gli aspetti concreti che attengono principalmente alla natura del rapporto di lavoro, alla posizione delle parti, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni specifiche del dipendente, al nocumento arrecato, alla portata soggettiva dei fatti, ai motivi ed all’intensità dell’elemento intenzionale o di quello colposo. Quanto alla valutazione della proporzionalità tra illecito disciplinare e sanzione applicata, la Corte di appello si è attenuta a tale insegnamento, anche in considerazione del fatto che la condotta del lavoratore, palesemente violativa del prescritto obbligo di fedeltà, è stata posta in essere con modalità tali da mettere in dubbio la futura correttezza dell’adempimento da parte del dipendente.

Protocollo aggiuntivo per i Rider del CCNL trasporto merci

Sottoscritto un Protocollo del CCNL Logistica, Trasporto Merci, Spedizione per i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore

In risposta all’accordo firmato lo scorso settembre, tra ASSODELIVERY e UGL RIDER, le parti firmatarie del CCNL Trasporto merci ribadiscono che le tutele relative alla disciplina della prestazione lavorativa e del relativo trattamento economico già definite nel Protocollo al CCNL Logistica, Trasporto Merci, Spedizioni, si applicano ai lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore.
Pertanto, le parti convengono che il CCNL Logistica, Trasporto Merci, Spedizioni, essendo stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, definisce i criteri di determinazione del compenso complessivo dei suddetti lavoratori. Resta fermo il principio che i suddetti lavoratori non potranno essere retribuiti in base alle consegne effettuate e ai medesimi lavoratori deve essere garantito il compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti.
A tale lavoratori vengono garantite le indennità integrative del compenso mensile, giornaliero od orario per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli previste dal CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e dalla contrattazione di secondo livello.


I contratti individuali di lavoro debbono essere redatti per iscritto, anche ai fini della prova, e i lavoratori devono ricevere ogni informazione utile per la tutela dei loro interessi, dei loro diritti e della loro sicurezza. In caso di violazione, oltre alle sanzioni stabilite dalla legge, il lavoratore avrà diritto a una speciale indennità risarcitoria pari ai compensi percepiti nell’ultimo anno determinata equitativamente con riguardo alla gravità e alla durata delle violazioni e ai comportamento delle parti. Si applica, inoltre, la disciplina a tutela della libertà e dignità del lavoratore di cui alla I. 300/1970 e la disciplina antidiscriminatoria che la legge predispone per i lavoratori subordinati, le tutele relative alla bilateralità e all’assistenza sanitaria integrativa.


Vista la peculiarità delle figure in oggetto, le caratteristiche delle attività svolte fortemente interconnesse con le singole articolazioni urbane per arrivare ad una organizzazione del lavoro coerente rispetto alle esigenze aziendali e comprensiva delle condizioni dei lavoratori e delle specifiche situazioni territoriali, le parti stipulanti e competenti territorialmente, su richiesta di una di esse, si incontreranno per definire accordi, in sede aziendale o territoriale. In tali accordi potranno trovare definizione, tra l’altro: la predisposizione di percorsi di formazione che le parti ritenessero utili e necessari anche in relazione all’utilizzo di sistemi digitali, il riconoscimento del buono pasto giornaliero, la definizione di un premio di risultato, gli aspetti relativi alla privacy in relazione all’utilizzo di strumenti telematici che rilevano la posizione del lavoratore e che non possono in alcun modo essere utilizzati ai fini disciplinari, la definizione di tutti gli aspetti relativi all’utilizzo dei mezzi per non creare oneri diretti al lavoratore. Tali elementi sono a titolo indicativo e non esaustivo.

Pubblicato l’avviso per accedere agli interventi del Fondo nuove competenze


I datori di lavoro, in seguito alla pubblicazione del relativo Avviso, possono ora presentare istanza ad Anpal per accedere agli interventi del Fondo nuove competenze. I contributi erogati da Anpal attraverso il Fondo remunerano ai datori di lavoro il costo del personale, comprensivo di contributi previdenziali e assistenziali, relativo alle ore di frequenza dei percorsi formativi di sviluppo delle competenze stabiliti dagli accordi collettivi stipulati. La misura mira a innalzare il livello del capitale umano e risponde, da un lato, alla necessità di accompagnare la fase di ripresa delle imprese, e dall’altro sostiene i lavoratori nell’accrescere e rinnovare le proprie competenze e la capacità di adattarsi al cambiamento (Anpal, comunicato 4 novembre 2020).


Istituito presso Anpal dal decreto legge “Rilancio” (art. 88 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, modificato dall’art. 4 del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104), il Fondo nuove competenze (FNC) è attuato sulla base delle disposizioni del decreto interministeriale del 22 ottobre 2020 (si veda, Primo piano “Fondo Nuove Competenze: applicazione della misura e utilizzo delle risorse” del 23/10/2020).
Con Determina n. 461, l’Anpal ha pprovato l’Avviso, e i relativi allegati, finalizzato a dare attuazione al Fondo, rendendo note le modalità per l’accesso allo stesso.


Destinatari
Sono destinatari del contributo tutti i datori di lavoro privati che, ai sensi dell’art. 88, comma 1 del richiamato Decreto Legge n. 34/2020, abbiano stipulato entro il 31 dicembre 2020 gli accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro.
Sono interessati dagli interventi i lavoratori dipendenti occupati nelle imprese ammesse a beneficiare dei contributi finanziari del FNC o in somministrazione, per i quali è ridotto l’orario di lavoro a fronte della partecipazione a percorsi di sviluppo delle competenze, previsti dall’accordo collettivo.


Istanza di contributo
La presentazione delle istanze, sottoscritte dal legale rappresentante dell’azienda o da suo delegato, può avvenire a partire dalla data di pubblicazione dell’Avviso sul sito di ANPAL. La eventuale delega deve avvenire per iscritto e deve essere allegata all’istanza di contributo, corredata dal documento di identità del delegante.
L’istanza può essere sottoscritta anche digitalmente e può essere per singola azienda o cumulativa.
All’istanza, sia singola che cumulativa, deve essere allegata la seguente documentazione:
– l’accordo collettivo conforme a quanto stabilito dall’art. 88, comma 1, del Decreto Legge n. 34/2020, dall’art. 3 (Requisiti dell’accordo collettivo di rimodulazione dell’orario di lavoro) del Decreto di attuazione;
– il progetto formativo con le caratteristiche previste dall’art. 5 (Progetto per lo sviluppo delle competenze e soggetti erogatori) del Decreto di attuazione;
– l’elenco dei lavoratori coinvolti, con l’indicazione per ognuno di questi del livello contrattuale e del numero di ore di riduzione dell’orario di lavoro da destinare ai percorsi di sviluppo delle competenze, secondo lo schema previsto;
– eventuale delega del rappresentante legale corredata da documento di identità del delegante.
Nel caso di presentazione dell’istanza da parte di un Fondo Interprofessionale o del Fondo per la Formazione e il sostegno al reddito, l’accordo sindacale di rimodulazione dell’orario di lavoro deve essere stipulato e allegato per ogni impresa aderente.
Il datore di lavoro che richiede il contributo a valere sul FNC deve assicurare di non ricevere per il costo del lavoro delle stesse ore altri finanziamenti pubblici.


Istruttoria
L’istruttoria delle istanze di contributo avviene secondo il criterio cronologico di presentazione, a tal fine fa fede data e ora della presentazione dell’istanza di contributo tramite PEC o tramite applicativo.
In caso di documentazione incompleta ANPAL invia al soggetto richiedente una richiesta di integrazioni e/o chiarimenti rispetto alla documentazione ricevuta. Il soggetto richiedente, entro e non oltre 10 giorni di calendario dalla ricezione della richiesta di integrazioni e/o chiarimenti, provvede a trasmettere la documentazione integrativa e/o i chiarimenti richiesti, pena la sospensione dell’istanza e la decadenza dell’ordine cronologico di presentazione.
In caso di non adeguatezza e completezza della documentazione e delle integrazioni presentate, l’istanza è rigettata.
Il rigetto dell’istanza non preclude la possibilità di presentare una nuova istanza.
Ai fini dell’approvazione dell’istanza, ANPAL richiede alle Regioni/Province Autonome interessate di esprimere, tenendo conto anche della programmazione regionale, un parere sul progetto formativo.
Decorsi i 10 giorni dalla data di richiesta il parere si intende acquisito positivamente per silenzio assenso.
In funzione dell’esito delle verifiche del possesso dei requisiti e del parere della Regione interessata dal progetto formativo, ANPAL approva o rigetta l’istanza di contributo. In entrambi i casi al soggetto richiedente è notificato l’esito. Nel caso di approvazione la notifica è corredata dell’informazione relativa al contributo massimo erogabile.


Realizzazione dei percorsi di sviluppo delle competenze
I percorsi devono essere realizzati entro i 90 giorni dall’approvazione della domanda. Nel caso di istanza presentata dai Fondi paritetici Interprofessionali e dal Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori il termine finale per realizzare i percorsi di sviluppo è elevato a 120 giorni.


Erogazione del contributo
L’erogazione del contributo è eseguita da INPS, su richiesta di ANPAL, in due tranche: anticipazione del 70% e saldo.
ANPAL ricevuta la documentazione di richiesta di saldo procede con i controlli necessari e i calcoli per la determinazione del contributo in funzione delle realizzazioni.
Completate le verifiche, in funzione delle realizzazioni ANPAL determina il contributo riconoscibile a saldo. Nello specifico caso in cui le realizzazioni determinino un importo inferiore a quanto erogato a titolo di anticipazione, si procede al recupero di parte dell’anticipo erogato.
Una volta determinato l’importo finale riconosciuto, INPS, su richiesta di ANPAL, eroga il saldo.


Presentazione e gestione delle istanze e delle richieste di saldo
ANPAL metterà a disposizione un applicativo dedicato alla presentazione e gestione delle istanze di contributo e delle richieste di saldo. Necessario sarà il possesso di identità SPID.
Con successiva comunicazione di ANPAL sarà indicata la data dalla quale l’applicativo diverrà operativo per la presentazione dell’istanza e per la richiesta di saldo. Fino a tale comunicazione la presentazione delle istanze e delle richieste di saldo avverrà tramite PEC all’indirizzo dedicato fondonuovecompetenze@pec.anpal.gov.it, allegando la documentazione prevista.


Monitoraggio
ANPAL provvede a svolgere due diversi monitoraggi sul FNC. Il monitoraggio delle risorse finanziarie avviene con cadenza trimestrale dando comunicazione degli esiti a tutte le Amministrazioni interessate. Il monitoraggio fisico dei risultati raggiunti, attraverso la redazione di note informative periodiche che saranno pubblicate sul sito istituzionale di ANPAL.
Per quanto non espressamente previsto dall’Avviso si applicano le norme europee, nazionali e regionali applicabili attualmente vigenti in materia.

Protocollo sicurezza negli appalti della RFI S.p.A.

Siglato il 4/11/2020, tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (di seguito, RFI S.p.A.) e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL, il protocollo d’intesa che pone attenzione alle problematiche riguardanti la struttura dei cantieri e gli adempimenti a carico degli Appaltatori in materia di igiene e sicurezza, per non compromettono la realizzazione delle opere.

E’ volontà dei firmatari del presente Protocollo assicurare la realizzazione del preminente interesse pubblico alla legalità ed alla trasparenza in relazione alla realizzazione delle opere appaltate, esercitando appieno i poteri di monitoraggio e vigilanza attribuiti dalla legge, anche ai fini di prevenzione, controllo e contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa e di verifica della sicurezza e della regolarità dei cantieri di lavoro.
Le parti intendono attivare efficaci sessioni informative sulla realizzazione delle opere, con particolare attenzione alle problematiche riguardanti la struttura dei cantieri e gli adempimenti a carico degli Appaltatori in materia di igiene e sicurezza, e che queste problematiche meritano la massima attenzione delle parti firmatarie il presente Protocollo, affinché le suddette sessioni informative riescano ad evitare l’insorgere di eventuali situazioni, di qualsiasi natura, che abbiano a riflettersi negativamente sull’attività realizzativa delle opere.
Nell’ambito delle specifiche sessioni informative di livello nazionale, le materie oggetto di incontro riguarderanno tematiche relative alle opere appaltate da RFI S.p.A. con particolare riferimento:
– ai relativi piani finanziari, nonché all’avanzamento dei lavori;
– ai sistemi di qualità e qualificazione;
– all’andamento e alle previsioni generali di produzione ed occupazione: programmazione cantieri, tempi di realizzazione;
– alla sicurezza, all’igiene e alla prevenzione degli infortuni, con particolare riguardo alle eventuali evasioni riscontrate.
 RFI S.p.A. e le Segreterie Nazionali delle OO.SS. FENEAL UIL, FILCA CISL, FILLEA CGIL ritengono fondamentale l’applicazione di tutte le norme vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
In tal senso, RFI S.p.A. continuerà ad inserire quanto disposto dalle suddette norme nei contratti di appalto. Inoltre, la stessa RFI S.p.A. conviene di disporre affinché i propri uffici operino per l’applicazione, attuazione e verifica di tutte le norme stabilite nel contratto di appalto.
Per quanto sopra, RFI S.p.A. si impegna, sin dalla fase della progettazione di fattibilità tecnico economica, a individuare le misure di sicurezza che saranno analiticamente definite nella successiva fase di Progettazione Definitiva e costituiranno il Piano della Sicurezza e Coordinamento ai sensi del D.Lgs. 81/2008 posto a base di gara al fine di definire gli obblighi dell’appaltatore in materia di sicurezza del lavoro.
Pertanto, RFI S.p.A., per il tramite del Responsabile dei Lavori e del Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione lavori, in relazione ad ogni singolo appalto, controllerà, gli adempimenti delle misure di sicurezza del complesso delle attività che l’opera da realizzare comporta e sarà suo il compito fondamentale di controllare che gli impegni sottoscritti nel contratto di appalto siano integralmente rispettati.
Il Responsabile dei lavori ha il compito di assicurare, per il tramite del Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, che le azioni di prevenzione e sicurezza, predisposte fin dalla fase progettuale, si traducano correttamente nelle scelte tecniche della esecuzione del progetto e nella organizzazione delle operazioni di cantiere.
Nello spirito del presente protocollo d’intesa, RFI S.p.A. continuerà ad inserire nei propri contratti la previsione dell’obbligo, per le imprese aggiudicatane dei lavori, di garantire i diritti dei propri lavoratori e dei lavoratori dipendenti da eventuali imprese subappaltatrici presenti, secondo la disciplina normativa vigente applicabile, ferma restando la responsabilità in capo all’affidatario/appaltatore riguardo al rispetto delle norme derivanti dal CCNL del settore merceologico di riferimento.
RFI S.p.A., fermo restando quanto previsto dalla vigente normativa in materia di tutela dei diritti dei lavoratori, s’impegna ad inserire nel contratto d’appalto, nel capitolato speciale d’appalto nonché nelle convenzioni, clausole a tutela dei lavoratori, che abbiano sostanzialmente il seguente tenore:
a) obbligo dell’affidatario/appaltatore di applicare/far applicare il trattamento economico e normativo stabilito dal CCNL per i lavoratori dipendenti sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale e il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto. Nel caso di appalti di lavori, per quanto attiene alle lavorazioni riportate nella declaratoria del CCNL Edili e Affini, si intende l’applicazione del medesimo contratto.
b) obbligo dell’affidatario/appaltatore di rispondere in solido dell’osservanza di quanto previsto alla lettera a) da parte degli eventuali subaffidatari o ditte in qualsivoglia forma di sub-contrattazione, nei confronti dei loro dipendenti, per le prestazioni rese nell’ambito del subappalto;
c) obbligo da parte di RFI S.p.A. o concedente di subordinare, per le prestazioni oggetto del contratto o della convenzione, il pagamento dello stato avanzamento lavori e del saldo fine lavori alla verifica della regolarità contributiva, previdenziale ed assistenziale, ivi compreso l’eventuale versamento alla Cassa Edile territorialmente competente, così come previsto dalla vigente normativa in materia.


E.B.M. ed EBM Salute: Nuova piattaforma dati dal 15 novembre 2020

Disponibile on line, da gennaio 2021, la Nuova Piattaforma Dati di E.B.M. ed EBM Salute EBM , iI Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per il settore della piccola industria metalmeccanica

Le aziende: potranno verificare la posizione contributiva monitorando mese per mese la regolarità; inoltre, in caso di anomalie, riceveranno in automatico una alert mail con le indicazioni per regolarizzare ancor più velocemente, tramite una procedura online semplificata.
I lavoratori: potranno registrarsi e presentare in autonomia le domande di rimborso ad e.b.m. e, per ebm salute, potranno verificare la copertura della polizza assicurativa;
I consulenti: potranno registrarsi e verificare la posizione di tutte le aziende da loro seguite.


dal 1° dicembre la nuova piattaforma sarà disponibile per iniziare a registrarsi secondo modalità che verranno successivamente comunicate con news specifiche.
a partire dal 15 novembre sarà possibile entrare nell’attuale Area Riservata Aziende (Portale E.B.M.) solo in modalità visualizzazione pertanto si invitano ad accelerare la presentazione delle richieste di rimborso entro e non oltre tale data per le seguenti prestazioni in scadenza nei mesi di  novembre e dicembre:
– CARENZA DI MALATTIA: per gli eventi che hanno avuto luogo nei mesi di agosto e settembre (da presentare entro 3 mesi quindi rispettivamente entro novembre e dicembre).
– NASCITA/ADOZIONE e MALATTIA CONTINUATIVA: per gli eventi che hanno avuto luogo nei mesi di maggio e giugno (da presentare entro 6 mesi quindi rispettivamente entro novembre e dicembre).
Tutte le prestazioni la cui scadenza decorrerà nel 2021 potranno invece essere presentate direttamente tramite la Nuova Piattaforma a partire da gennaio


Flussi: attribuzione agli Ispettorati territoriali del lavoro delle quote di lavoratori non comunitari


In merito alla “Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro nel territorio dello Stato per l’anno 2020”, si procede all’attribuzione delle quote per lavoro subordinato e autonomo di cui agli articoli 3, 4 e 6 del D.P.C.M. 7 luglio 2020 4 agli Ispettorati territoriali del lavoro, direttamente sul sistema informatizzato SILEN, ai fini dell’emanazione del parere di competenza propedeutico al rilascio del nulla osta al lavoro da parte degli Sportelli Unici per l’Immigrazione (Circolare Min. Lav. n. 15/2020).


Secondo l’articolo 3 del DPCM 7 luglio 2020 – pubblicato sulla G.U. 12 ottobre 2020, n. 252 – nell’ambito della quota di 12.850 unità, sono ammessi in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale nei settori dell’autotrasporto merci per conto terzi, dell’edilizia e turistico-alberghiero, 6.000 cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o stanno per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria, così ripartiti:
a) n. 4.500 lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina;
b) n. 1.500 lavoratori subordinati non stagionali cittadini di Paesi con i quali nel corso dell’anno 2020 entrino in vigore accordi di cooperazione in materia migratoria.
Relativamente alle suddette quote, sulla base dei primi dati forniti dal Ministero dell’Interno e relativi alle istanze pervenute in ordine cronologico alla data del 28 ottobre u.s. agli Sportelli Unici per l’Immigrazione, vengono assegnate agli Ispettorati territoriali del lavoro, tramite SILEN, n. 4.000 quote, indistinte per settore produttivo. Si procederà a successive assegnazioni non appena perverranno ulteriori dati dal Ministero dell’Interno.
L’articolo 4, del citato DPCM, prevede, sempre nell’ambito della quota massima indicata, che siano ammessi in Italia 100 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero, che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d’origine ai sensi dell’articolo 23, D. Lgs. n. 286/1998. La Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione provvederà ad assegnare la relativa quota su richiesta degli Ispettorati territoriali del lavoro competenti, previo riscontro positivo del nominativo del lavoratore inserito nell’elenco pubblicato sul SILEN.
È inoltre consentito l’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, di 100 lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Venezuela. Per tali ingressi, come già avvenuto nel passato, le quote non vengono ripartite a livello territoriale ma restano nella disponibilità della Direzione Generale, che provvederà ad assegnarle sulla base delle specifiche richieste che perverranno agli Sportelli Unici per l’Immigrazione e che saranno segnalate dagli Ispettorati territoriali del lavoro.
Nell’ambito della quota prevista, è autorizzata la conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato di n. 4.060 permessi di soggiorno per lavoro stagionale; n. 1.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale; n. 200 permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea.
È inoltre autorizzata, la conversione in permessi di soggiorno per lavoro autonomo di n. 370 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale; n. 20 permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea.
Per tali quote, si procede ad una provvisoria ripartizione territoriale di n. 2.466 quote, sulla base delle istanze di conversione pervenute in ordine cronologico sul sistema SPI alla data del 28 ottobre. Sulla base delle ulteriori istanze che perverranno agli Sportelli Unici per l’Immigrazione saranno successivamente attribuite le relative quote.


L’articolo 6 del DPCM 7 luglio prevede inoltre che siano ammessi in Italia, in via di programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2020, per motivi di lavoro subordinato stagionale, i cittadini non comunitari residenti all’estero entro una quota di 18.000 unità, da ripartire tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero del Lavoro. La quota, riguarda i lavoratori subordinati stagionali non comunitari cittadini di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina.
Nell’ambito della quota indicata, è riservata una quota di 1.000 unità per i lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi indicati, che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.
Nell’ambito della medesima quota per lavoro subordinato stagionale, per il solo settore agricolo, è riservata – a titolo di sperimentazione ed al fine di prevenire forme d’intermediazione illecita – una quota di 6.000 unità ai lavoratori non comunitari dei Paesi di cui all’art. 3, comma 1, lett. a), cit. le cui istanze di nulla osta siano presentate, in nome e per conto dei datori di lavoro, dalle seguenti organizzazioni professionali dei datori di lavoro: Cia; Coldiretti; Confagricoltura; Copagri; Alleanza delle cooperative (comprende Lega cooperative e Confcooperative).
Per quanto concerne l’assegnazione delle sopra illustrate quote per ingressi per motivi di lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico alberghiero, previste dall’articolo 6, con riferimento a:
– commi 1-3, viene effettuata una prima ripartizione territoriale pari a n. 6.500 quote (di cui n. 563 per richieste di nulla osta al lavoro stagionale pluriennale), sulla base del fabbisogno di manodopera stagionale non comunitaria segnalato alla Direzione Generale dagli Ispettorati territoriali del lavoro e scaturito dalle consultazioni effettuate a livello locale con le Regioni, le Province Autonome di Trento e Bolzano e le Parti sociali. Gli Ispettorati territoriali potranno richiedere ulteriori quote per dare riscontro alle richieste presentate agli Sportelli Unici per l’Immigrazione;
– comma 4, viene effettuata una prima ripartizione territoriale di n. 4.938 quote per istanze di lavoro stagionale (anche pluriennale) nel settore agricolo provenienti dalle sei organizzazioni professionali dei datori di lavoro (come identificate dalla circolare prot. n. 3843 dell’8.10.2020) pervenute alla data del 28 ottobre. dal Ministero dell’Interno. Si procederà, successivamente, ad assegnare le restanti quote agli Ispettorati territoriali.
Le istanze che perverranno dalle sei organizzazioni datoriali per conto ed in nome dei datori di lavoro, rientranti nella quota riservata di 6.000 unità, saranno identificate sul sistema SPI e riconoscibili dagli Ispettorati. In considerazione della sperimentazione in atto quest’anno, gli Ispettorati territoriali del lavoro procederanno ad espletare prioritariamente l’istruttoria di tali pratiche, in deroga al principio cronologico di arrivo di tutte le istanze presentate dai datori di lavoro, ai fini del rilascio del competente parere, come chiarito dalla Direttiva del Ministro del Lavoro n. 122/2020 del 30.10.2020. Una volta esaurita la quota di 6.000 unità riservata alle organizzazioni professionali, gli Ispettorati potranno istruire le altre pratiche secondo l’ordine cronologico di arrivo sul sistema SPI ed impegnare la quota complessivamente destinata al lavoro stagionale/pluriennale, attribuita alla provincia di riferimento.


Infine, si rende noto che, con riferimento alle procedure del decreto flussi per l’anno 2018 (DPCM 16.12.2017), le quote non impegnate dagli Ispettorati territoriali del lavoro entro il 30 novembre 2020 saranno azzerate nel sistema informatizzato SILEN, d’intesa con il Ministero dell’Interno.

Debiti dell’impresa del de cuius, la comunione incidentale tra gli eredi non esclude la responsabilità


Nel caso in cui più eredi esercitino, congiuntamente ed in via di fatto, lo sfruttamento diretto dell’azienda già appartenuta al “de cuius”, deve escludersi la configurabilità di una mera amministrazione di beni ereditari in regime di comunione incidentale di godimento, configurandosi l’esercizio di attività imprenditoriale da parte di una società di fatto, con l’ulteriore conseguenza che, in ordine alla responsabilità per i debiti contratti nell’esercizio di tale attività, restano prive di rilievo la qualità successoria delle persone e le eventuali limitazioni di responsabilità ad essa correlate (Corte di Cassazione, ordinanza 02 novembre 2020, n. 24197).


La vicenda giudiziaria nasce dalla domanda avanzata da una lavoratrice, volta al riconoscimento delle differenze retributive derivanti dallo svolgimento di mansioni superiori. La Società convenuta, tuttavia, aveva eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, essendo il rapporto di lavoro in questione, intercorso esclusivamente con il precedente datore di lavoro persona fisica, ormai deceduto. La Società costituita dagli eredi, infatti, era nata successivamente, con soluzione di continuità rispetto all’impresa gestita dal de cuius.
In primo grado, il Giudice aveva rigettato la domanda della lavoratrice, mentre in appello la medesima veniva accolta. Ad avviso della Corte, vi era legittimazione passiva delle parti convenute, giacché la società di fatto, costituitasi fra gli eredi, era succeduta nei rapporti giuridici dell’impresa individuale del de cuius.
Avverso tale decisione, la Società ed i singoli soci-eredi, personalmente ed in qualità di legali rappresentanti della s.n.c., interpongono ricorso per Cassazione, stigmatizzando, tra l’altro, la statuizione con la quale i giudici del gravame avevano accertato la responsabilità solidale fra i soci e la società, data la diversità fra responsabilità parziaria degli eredi e responsabilità solidale dei soci, integranti diverse causae petendi non deducibili con concorso cumulativo.
Per la Suprema Corte la censura è infondata.
Con orientamento consolidato e risalente nel tempo, infatti, nel caso di comunione incidentale di azienda, ove il godimento di questa si realizzi mediante il diretto sfruttamento della medesima da parte di uno o più partecipanti alla comunione, è configurabile l’esercizio di un’impresa individuale o collettiva, nella forma della società regolare oppure della società irregolare di fatto, a nulla ostando che l’art. 2248 c.c. assoggetti alle norme dell’art. 1100 c.c. e degli articoli seguenti, la comunione costituita o mantenuta al solo scopo di godimento.
Pertanto, nel caso in cui più eredi esercitino, congiuntamente ed in via di fatto, lo sfruttamento diretto dell’azienda già appartenuta al “de cuius”, deve escludersi la configurabilità di una mera amministrazione di beni ereditari in regime di comunione incidentale di godimento. Al contrario, si è in presenza dell’esercizio di attività imprenditoriale da parte di una società di fatto, con l’ulteriore conseguenza che, in ordine alla responsabilità per i debiti contratti nell’esercizio di tale attività, restano prive di rilievo la qualità successoria delle persone anzidette e le eventuali limitazioni di responsabilità ad essa correlate (Corte di Cassazione, sentenza 27 novembre 1999, n. 13291). L’elemento discriminante tra comunione a scopo di godimento e società, infatti, è costituito dallo scopo lucrativo perseguito tramite un’attività imprenditoriale, che si sostituisce al mero godimento ed in funzione della quale vengono utilizzati beni comuni (Corte di Cassazione, sentenza 6 febbraio 2009, n. 3028).
Nella fattispecie, la Corte di merito ha correttamente accertato che tutti i partecipanti alla comunione avevano proceduto al diretto sfruttamento della azienda, così configurandosi l’esercizio di un’impresa collettiva, seppur nella forma di società irregolare o di fatto. E proprio dal concetto di sfruttamento economico dell’azienda, che rimanda ad una nozione di fine speculativo e di lucro nell’esercizio della attività imprenditoriale, ne discende, quale corollario giuridico, il riferimento a tutti i partecipanti, degli utili e delle perdite relativi.
In tale prospettiva, dunque, è priva di pregio la critica formulata dai ricorrenti, con la quale si prospetta l’erroneità della pronuncia per vizio di sussunzione della fattispecie concreta, non nell’ambito della comunione di mero godimento.
Inoltre, alla stregua delle medesime considerazioni, non può ritenersi sussistente soluzione di continuità fra la snc degli eredi e l’impresa individuale del de cuius, conservandosi la responsabilità solidale tra la società ed i soci anche per i crediti antecedenti alla regolarizzazione.