Bonus facciate: agevolabili i lavori alla facciata anche se visibile in parte


Sono agevolabili i lavori alla facciata anche se visibili soltanto in parte. Restano invece escluse le spese per la riverniciatura di scuri e persiane, in quanto strutture di completamento degli infissi e le spese per la pulitura e tinteggiatura del muro di cinta (Agenzia Entrate – risposta 02 ottobre 2020, n. 434).


 


Ai fini del bonus facciate gli interventi devono essere finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna e devono essere realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi.


Il richiamo agli interventi realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, sui balconi, ornamenti e fregi, comporta che sono ammessi al bonus facciate, gli interventi sull’involucro esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno) e, in particolare, gli interventi sugli elementi della facciata costituenti esclusivamente la struttura opaca verticale.


La detrazione non spetta, invece, per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.


Pertanto, sono escluse le spese sostenute per gli interventi sulle superfici confinanti con chiostrine, cavedi, cortili e spazi interni, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.


Devono, altresì, considerarsi escluse dal bonus facciate le spese sostenute per interventi sulle strutture opache orizzontali o inclinate dell’involucro edilizio quali, ad esempio, coperture (lastrici solari, tetti) e pavimenti verso locali non riscaldati o verso l’esterno nonché per la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli (non rientranti nella nozione di strutture “opache”).


Nel caso di specie, rientrano nel bonus facciate le spese di pulitura e riverniciatura dello sporto del tetto e del muro della facciata esterna dell’edificio anche se solo parzialmente visibile dalla strada.


Il bonus facciate non spetta, invece, per le spese relative ai lavori di riverniciatura degli scuri e persiane atteso che gli stessi costituiscono strutture accessorie e di completamento degli infissi, anch’essi, esclusi dal predetto bonus né con riferimento alla pulitura e tinteggiatura del muro di cinta non trattandosi di intervento effettuato sulla facciata dell’edificio.

Proroga termini moratoria Covid-19 dei finanziamenti agevolati


Chiarimenti sulla proroga termini della moratoria dei finanziamenti agevolati FCS – FIT – PIA Innovazione previsti per le PMI, dei finanziamenti agevolati “Nuova Marcora”, delle agevolazioni per le imprese già confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata e dei finanziamenti agevolati a vittime di mancati pagamenti (Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 22 settembre 2020, n. 240338 e Comunicati 29 settembre 2020).

Pertanto, per le imprese ammesse, alla data del 15 agosto 2020 (data di entrata in vigore del D.L. n. 104/2020), alle misure di sostegno previste dalla Circolare ministeriale n. 146549 del 18/05/2020, la proroga della moratoria già ammessa fino al 30/09/2020, opera automaticamente fino al 31/01/2021 senza alcuna formalita` e senza oneri aggiuntivi, salva l’ipotesi di rinuncia espressa da parte dell’impresa beneficiaria, da far pervenire al soggetto gestore/finanziatore entro il termine del 30 settembre 2020.
Le imprese che alla data del 15 agosto 2020, presentano esposizioni comprese nel periodo 01/02/2020-31/12/2020, e per le quali non è stata ancora richiesta alcuna moratoria, possono essere ammesse, nel rispetto dei requisiti, entro il 31 dicembre 2020, alle predette misure di sostegno finanziario presentando una apposita istanza. Nello specifico:
per progetti presentati in ambito FCS: l’impresa che per la rata con scadenza al 30/06/2020 aveva usufruito della sospensione del pagamento fino al 30/09/2020, ora avrà la scadenza prorogata automaticamente al 31/01/2021 senza nessun aggravio di ulteriori costi, fatta salva la richiesta di rinuncia. Se invece l’impresa, alla data del 15 agosto 2020, presenta una rata (30/06/2020) per la quale non sia stata precedentemente richiesta nessuna moratoria, può presentare richiesta di moratoria senza nessun aggravio o costi aggiuntivi. Allo stesso modo, l’impresa può presentare la richiesta di moratoria anche per la rata in scadenza il 31/12/2020, che potrà pertanto essere pagata entro il 31/01/2021 senza oneri aggiuntivi. Restano ferme le attuali disposizioni relative alla revoca per morosità pluriannuale;
per i progetti presentati in ambito FIT e PIA Innovazione: l’impresa che ha gia` usufruito della sospensione del pagamento di una rata fino al 30/09/2020, ora avrà la scadenza prorogata automaticamente al 31/01/2021 senza nessun aggravio di ulteriori costi, fatta salva la richiesta di rinuncia. L’impresa, invece, che alla data del 15 agosto 2020, presenta esposizioni comprese nel periodo 01/02/2020-31/12/2020, e per le quali non è stata ancora richiesta alcuna moratoria, può essere ammessa, nel rispetto dei requisiti, entro il 31 dicembre 2020, alle predette misure di sostegno finanziario presentando una apposita istanza. Restano ferme le attuali disposizioni relative alla revoca per morosità pluriannuale.
La richiesta di rinuncia alla nuova moratoria o la nuova richiesta di accesso alla moratoria fino al 31/01/2021 dovrà essere inoltrata dai soggetti beneficiari unicamente al Soggetto gestore e dovrà, altresì, come già previsto dal comma 3 dell’ ex articolo 56 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 al 31/01/2021, contenere la dichiarazione, ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. 445/2000, “di aver subito in via temporanea carenze di liquidita` quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.

Per far fronte allo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza dell’epidemia da COVID-19, è prevista la possibilità di sospendere:
– il rimborso delle rate dei finanziamenti agevolati per le imprese già confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata;
– il rimborso delle rate dei finanziamenti agevolati concessi alle vittime di mancati pagamenti;
– il rimborso delle rate dei finanziamenti agevolati concessi relativi alla “Nuova Marcora”.
Pertanto, tutte le rate successive al 30 novembre 2020 saranno conseguentemente dilazionate (dal 31 maggio 2021 al 31 luglio 2021 e così via). Detta istanza dovrà essere presentata anche dalle imprese che hanno già usufruito della proroga al 30 settembre 2020 di tutte le rate di rimborso dei finanziamenti scadenti antecedentemente a tale data, qualora intendano beneficiare dell’estensione della proroga al 31 gennaio 2021. Di conseguenza, tutte le rate successive al 30 settembre 2020 saranno dilazionate (dal 30 marzo 2021 al 31 luglio 2021 e così via). L’impresa che intende richiedere la sospensione della rata e la dilazione del piano di rimborso deve trasmettere apposita richiesta di sospensione unitamente ad una dichiarazione resa ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 445/2000, con la quale si attesta “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.


Affitto d’azienda: requisiti di accesso al contributo a fondo perduto covid-19

Nell’ipotesi di affitto d’azienda, ai fini della verifica dei requisiti stabiliti per il riconoscimento del contributo a fondo perduto covid-19 previsto in favore di imprese e professionisti, è necessario tener conto dei valori riferibili all’azienda oggetto del trasferimento, sia per la determinazione della soglia massima ricavi o compensi sia per il calcolo della riduzione di fatturato (Agenzia delle Entrate – Risposta 2 ottobre 2020, n. 426)

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda la seguente ipotesi:
La società Alfa (dante causa) ha concesso in affitto l’intera azienda alla società Beta (avente causa) con effetto dal 1° gennaio 2020.
Entrambe le società intendono fruire del “contributo a fondo perduto covid-19”.
Considerando che:
– la società Alfa era operativa nel 2019 e presenta per tale annualità ricavi complessivi superiori a euro 400.000 e non superiori a euro 1.000.000, e rileva una riduzione del fatturato nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 superiore ai due terzi;
– la società Beta risulti costituita nel 2019 ma sia operativa dal 1° gennaio 2020; per il 2019, quindi, presenta ricavi complessivi inferiori a euro 400.000, e un incremento del fatturato nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019.


Quali sono le modalità di determinazione della soglia di accesso al contributo e di calcolo della riduzione del fatturato per il riconoscimento del contributo a fondo perduto covid-19?

DISCIPLINA DEL CONTRIBUTO

Con il “Decreto Rilancio” (art. 25 del D.L. n. 34 del 2020) è stato introdotto un contributo a fondo perduto, erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate e destinato ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid 19”.
In particolare, il contributo è riconosciuto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA.


Ai fini dell’accesso al contributo devono sussistere le seguenti condizioni:
– nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020 (1° gennaio 2019 – 31 dicembre 2019 per i soggetti con periodo d’imposta coincide con l’anno solare), l’ammontare dei ricavi derivanti dalla gestione caratteristica, o i compensi derivanti dall’esercizio di arti o professioni, non siano superiori a 5 milioni di euro (ammontare ricavi o compensi);
– l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 (riduzione di fatturato).


La misura del contributo spettante è differenziata in relazione all’ammontare dei ricavi o compensi ed è calcolata in percentuale sulla riduzione di fatturato:
– 20 % per i soggetti che presentano un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 400 mila euro;
– 15% per i soggetti che presentano un ammontare di ricavi o compensi superiore a 400 mila euro e non superiore a 1 milione di euro;
– 10% per cento per i soggetti che presentano un ammontare di ricavi o compensi superiore a 1 milione di euro e non superiore a 5 milioni di euro.

CHIARIMENTI DEL FISCO

Ai fini del contributo, l’operazione di affitto dell’intera azienda perfezionata nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, produce effetti sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima ricavi o compensi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato (al pari di operazioni di riorganizzazione aziendale).
In particolare, sia l’ammontare dei ricavi o compensi, sia la riduzione del fatturato, vanno determinati per entrambi i soggetti coinvolti nel contratto di affitto, avendo riguardo anche all’ammontare dei ricavi e del fatturato direttamente riferibili all’azienda oggetto del contratto d’affitto. Pertanto, nel caso esaminato:


– la società Beta (avente causa del contratto d’affitto), determina la soglia di accesso al contributo (ammontare dei ricavi del 2019), includendo l’ammontare dei ricavi riferibili all’azienda ricevuta in affitto; inoltre, per il calcolo della riduzione del fatturato, deve confrontare i dati riferibili ai due periodi di riferimento (aprile 2020 – aprile 2019) considerando oltre al proprio fatturato quello relativo all’azienda trasferita per i periodi di riferimento;


– la società Alfa (dante causa del contratto d’affitto), determina la soglia di accesso al contributo, (ammontare dei ricavi del 2019), elidendo dai propri ricavi quelli riferibili all’azienda data in affitto; inoltre, per il calcolo della riduzione del fatturato, deve confrontare i dati riferibili ai due periodi di riferimento (aprile 2020-aprile 2019) depurando il proprio fatturato degli importi relativi all’azienda trasferita.

Ecobonus: cessione della detrazione in presenza di più fornitori


In caso di cessione del credito d’imposta corrispondente alla detrazione maturata per interventi di efficienza energetica (cd. “ecobonus”), l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in presenza di diversi fornitori, il singolo fornitore può acquisire a titolo di cessione l’intero ammontare delle detrazioni “ecobonus” maturate dal cedente, a nulla rilevando la circostanza che parte del credito acquisito sia relativo ad interventi effettuati da altri fornitori che hanno rinunciato ad acquisire il credito. (Agenzia Entrate – risposta 01 ottobre 2020, n. 425).

Per le spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica, in luogo della detrazione, i soggetti beneficiari possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.


Tale possibilità di cedere il credito, originariamente circoscritta ai soli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali è stata estesa, a partire dal 1° gennaio 2018 a tutti gli interventi di riqualificazione energetica, quindi anche


Con precedente documento di prassi, l’Agenzia delle Entrate ha individuato i seguenti soggetti in favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito:


– fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili;


– altri soggetti privati, per tali intendendosi, oltre alle persone fisiche, anche i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata (società ed enti);


– banche e intermediari finanziari nelle sole ipotesi di cessione del credito effettuate dai soggetti che ricadono nella no tax area.


Con successivo provvedimento è stato invece chiarito che in presenza di diversi fornitori, la detrazione cedibile è commisurata all’importo complessivo delle spese sostenute nel periodo di imposta nei confronti di ciascun fornitore.


Con quanto appena rappresentato, è stato disciplinata l’ipotesi in cui la cessione venga disposta in favore di più fornitori precisando che la stessa deve essere, in ogni caso, nel suo ammontare massimo commisurata alle spese sostenute nel periodo per evitare duplicazioni e senza in alcun modo limitare la facoltà di cessione ai singoli fornitori (potenziali cessionari) sulla base del valore dei beni e servizi forniti.


Pertanto, in presenza di diversi fornitori, il singolo fornitore può acquisire a titolo di cessione l’intero ammontare delle detrazioni “ecobonus” maturate dal cedente, a nulla rilevando la circostanza che parte del credito acquisito sia relativo ad interventi effettuati da altri fornitori che hanno rinunciato ad acquisire il credito.


Sismabonus per gli acquirenti delle unità immobiliari


I benefici fiscali previsti dal sisma bonus, nel caso di imprese che, ai fini della successiva alienazione, avessero realizzato, dopo il 1° gennaio 2017, delle ristrutturazioni o ricostruzioni, mediante demolizione, di immobili – con documentato miglioramento sismico di una o più classi – sono estesi agli acquirenti delle predette unità immobiliari (AGENZIA DELLE ENTRARE – Risposta 01 ottobre 2020, n. 423).

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – Servizio tecnico centrale- ha chiarito che il comma 1-septies) dell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013, come modificato dall’articolo 8 del decreto legge n. 34 del 30 aprile 2019 “tenuto conto della circostanza che l’estensione alle zone 2 e 3 è intervenuta successivamente al DM n. 58/2017, ha inteso concedere la possibilità che i benefici fiscali previsti dal sisma bonus, nel caso di imprese che, ai fini della successiva alienazione, avessero realizzato, dopo il 1° gennaio 2017, delle ristrutturazioni o ricostruzioni, mediante demolizione, di immobili – con documentato miglioramento sismico di una o più classi – siano estesi agli acquirenti delle predette unità immobiliari”.
Sulla base di quanto sopra esposto, l’Amministrazione Finanziaria ritiene che, nel caso in esame, l’ottenimento dei benefici fiscali di cui all’articolo 16, comma 1-septies, spetta agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione di cui all’articolo 3 del D.M. n. 58 del 2017 non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
Nella fattispecie,oggetto d’interpello, la società istante si occupa di costruzione e ristrutturazione immobiliare, opera nel territorio di un comune classificato a rischio sismico 3. La società dichiara di essere proprietaria, nel medesimo comune di un immobile assoggettato a intervento di ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione.
I lavori garantiscono la messa in sicurezza sismica dell’edificio e comportano la realizzazione di più unità immobiliari a uso civile abitazione.
Con riferimento a tale intervento, la società ha richiesto, il permesso di costruire, che è stato rilasciato dal Comune, la società ha presentato la comunicazione di inizio lavori, depositando contestualmente la relazione tecnica per l’ottenimento dei benefici fiscali legati agli interventi antisismici, con in allegato l’asseverazione prevista dal D.M. 58/2017, dalla quale risulta una riduzione di oltre due classi di rischio sismico.
Tanto premesso, l’istante chiede di sapere se gli acquirenti delle unità immobiliari potranno fruire della detrazione del prezzo di acquisto prevista dall’articolo 16, comma 1-septies del D.L. 63/2013. Il dubbio interpretativo è dovuto al fatto che l’agevolazione in esame inizialmente si applicava ai soli immobili situati in zona sismica 1, mentre dal 1° maggio 2019 è stata estesa anche a quelli situati nelle zone sismiche 2 e 3.
Con riferimento al quesito posto dalla società, il Fisco ritiene che gli acquirenti delle unità immobiliari possano fruire della detrazione di cui all’articolo 16-septies del decreto legge n. 63 del 2013, considerato che, secondo quanto dichiarato dall’istante, le “procedure autorizzatorie”per l’intervento di demolizione e ricostruzione sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019 (la domanda per l’ottenimento del permesso a costruire è stata presentata in data … dicembre 2017, il comune di … ha rilasciato il permesso a costruire in data … dicembre 2018, il … 2019 è stata presentata la comunicazione di inizio lavori e la relazione tecnica per l’ottenimento dei benefici fiscali legati agli interventi antisismici).

Noleggio imbarcazioni da diporto: chiarimenti sul regime Iva

L’attuale regime Iva per il noleggio di imbarcazioni da diporto, basato sulle percentuali indicative del presumibile utilizzo delle stesse al di fuori delle acque territoriali dell’UE, continua a trovare applicazione in relazione alle operazioni dipendenti da contratti di locazione, noleggio, ed altri contratti simili a breve termine e non a breve termine conclusi prima del 1° novembre 2020 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 62/E del 2020).

In merito al trattamento fiscale ai fini IVA della nautica da diporto, le prestazioni di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili, se rese da soggetti domiciliati o residenti in Italia, si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono utilizzate in Italia o in altro Stato membro della Comunità stessa.
In altri termini, la rilevanza territoriale, ai fini dell’assoggettamento ad IVA, delle predette prestazioni è legata all’utilizzo dei mezzi di trasporto in discorso in acque territoriali comunitarie.
In base al regime attuale, tenuto conto della obiettiva difficoltà a seguire con precisione gli spostamenti delle imbarcazioni da diporto, l’Amministrazione finanziaria, per esigenze di semplificazione, ha stabilito percentuali presuntive di tassazione dei corrispettivi per le operazioni di locazione (anche finanziaria), noleggio e simili, applicabili ove non sia possibile avere un riscontro dell’effettivo utilizzo dell’imbarcazione in acque territoriali comunitarie.
Il locatore (identificato ai fini IVA in Italia) è tenuto a valutare la permanenza al di fuori delle acque territoriali comunitarie sulla base del contratto di locazione, ma anche di altri elementi in suo possesso da cui risulti l’effettivo utilizzo del natante. Qualora risulti difficoltoso ricorrere a tali mezzi di prova, è possibile determinare forfetariamente il tempo di utilizzo al di fuori delle acque territoriali comunitarie, attenendosi alle seguenti percentuali forfetarie del corrispettivo da assoggettare ad IVA, distinte secondo la categoria di appartenenza e le caratteristiche tecniche dell’imbarcazione da diporto e, in particolare, dell’attitudine di questa a uscire dalle acque territoriali comunitarie:


– Unità a motore o a vela di lunghezza superiore a 24 metri:                                                                                      30%


– Unità a vela di lunghezza tra 20,01 e 24,00 metri ed unità a motore di lunghezza tra 16,01 e 24 metri:        40%


– Unità a vela di lunghezza tra 10,01 e 20 metri ed unità a motore di lunghezza tra 12,01 e 16 metri:             50%


– Unità a vela di lunghezza fino a 10 metri ed unità a motore di lunghezza tra 7,51 e 12 metri:                        60%


– Unità a motore di lunghezza fino a 7,50 metri:                                                                                                           90%


– Unità appartenenti alla categoria D (abilitate alla navigazione solo per acque protette):                                100%

A decorrere dal 1° novembre 2020 è prevista l’entrata in vigore di una nuova disciplina, applicabile ai fini IVA, che definisce criteri differenti per la determinazione del luogo della prestazione dei servizi di locazione, noleggio e simili, a breve termine e non a breve termine, di imbarcazioni da diporto.
In particolare, per tali operazioni viene stabilito che il luogo della prestazione si considera al di fuori dell’Unione europea qualora, attraverso adeguati mezzi di prova, sia dimostrata l’effettiva utilizzazione e l’effettiva fruizione del servizio al di fuori dell’Unione stessa.
A tal fine, per “mezzo di prova” s’intende la documentazione ufficiale, su supporti cartacei e/o digitali, proveniente dall’utilizzatore dell’imbarcazione da diporto o dal soggetto che ne ha la responsabilità (ad esempio il comandante), idonea a dimostrare l’effettiva utilizzazione e fruizione dell’imbarcazione da diporto al di fuori dell’Unione europea. La documentazione che prova l’effettiva utilizzazione e fruizione dell’imbarcazione da diporto è la seguente:
– la cartografia dei viaggi, i dati e le informazioni estratte dagli eventuali sistemi di navigazione satellitare o di trasponder (ad esempio, i dati forniti attraverso il sistema A.I.S., “Automatic Identification System”, per le imbarcazioni che lo adottano);
– il giornale di navigazione o il giornale di bordo tenuto dal comandante della nave, sul quale vengono registrati tutti i dati ed i fatti relativi alla navigazione;
– la documentazione comprovante (fatture, contratti, ricevute fiscali e relativi mezzi di pagamento) l’ormeggio dell’imbarcazione da diporto presso porti ubicati al di fuori dell’Unione europea;
– la documentazione attestante (fatture, contratti, ricevute fiscali e relativi mezzi di pagamento) acquisti di beni e/o servizi, presso esercizi commerciali al di fuori dell’Unione europea, relativi all’utilizzo fuori dall’Unione europea dell’imbarcazione da diporto;
– il contratto di locazione, noleggio, ed altri contratti simili, a breve termine.


Proprio con riferimento all’applicabilità dei nuovi criteri per stabilire l’effettivo utilizzo al di fuori dell’Unione europea dell’imbarcazione da diporto concessa in locazione, noleggio o simili, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le percentuali forfetarie, previste dal regime attuale, come delineate nelle Circolari n. 47/E del 2002, n. 38/E del 2009 e n. 43/E del 2011, possono continuare a trovare applicazione in relazione alle operazioni dipendenti da contratti di locazione, noleggio, ed altri contratti simili a breve termine e non a breve termine, di imbarcazioni da diporto, conclusi anteriormente alla data del 1° novembre 2020.

Per la compensazione dei crediti d’imposta sui canoni di locazione va utilizzato l’F24 ordinario


I crediti d’imposta di cui agli art. 65 del Decreto Cura Italia e art. 28 del Decreto Rilancio, istituiti per essere utilizzati per lo più da soggetti privati, possono essere compensati dai cessionari solo mediante il modello F24 “ordinario”, soggetto a specifiche procedure di controllo preventivo, non essendo consentito l’utilizzo del modello F24 EP. Pertanto, in caso di crediti spettanti ad un ente pubblico, che di regola per i pagamenti utilizza il modello F24 enti pubblici, quest’ultimo può compensare i crediti di imposta spettanti sui canoni di locazione utilizzando il modello F24 “ordinario”. Solo il pagamento dei debiti che residuano può essere effettuato con modello F24 EP (Agenzia Entrate – risposta 30 settembre 2020, n. 420).

Il Decreto Cura Italia attribuisce, per l’anno 2020, ai soggetti esercenti attività d’impresa che nel mese di marzo hanno dovuto chiudere per l’emergenza Covid-19, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione per gli immobili rientranti nella categoria catastale C/1.


Il Decreto Rilancio dispone a sua volta che ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente, spetta un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.


I soggetti beneficiari dei crediti d’imposta possono, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi ad altri soggetti, ivi inclusi il locatore o il concedente, a fronte di uno sconto di pari ammontare sul canone da versare, gli istituti di credito e altri intermediari finanziari. A tal fine, per consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti, tramite modello F24″ sono stati istituiti “i seguenti codici tributo:


– “6930” denominato “Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”;


– “6931” denominato “Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del D.L. n. 34 del 2020”.


Va precisato che i suddetti crediti possono essere compensati dai cessionari solo mediante il modello F24 “ordinario”, soggetto a specifiche procedure di controllo preventivo, non essendo consentito l’utilizzo del modello F24 EP, istituito per eseguire il pagamento delle ritenute alla fonte, dell’Irap, dei tributi erariali e comunali, dei contributi previdenziali e dei premi INAIL da parte degli enti pubblici

Credito IVA di società estinta: diritto del socio al rimborso per intero

In caso di società, di persone o di capitali, estinta per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, l’eventuale credito IVA spettante può essere chiesto a rimborso da ciascun ex socio per l’intero importo e non solo pro-quota (Corte di Cassazione – Sentenza n. 19641/2020)

L’Agenzia delle Entrate aveva rigettato l’istanza di rimborso IVA presentata dal socio e liquidatore della società in data successiva alla cancellazione della stessa dal registro delle imprese.
Il socio ha impugnato il provvedimento di diniego, con pronuncia parzialmente favorevole dei giudici di tributari.
Secondo i giudici di merito, l’estinzione della società a seguito della sua cancellazione dal registro delle imprese aveva determinato il subentro dei soci nei rapporti facenti capo alla stessa, sia nel lato attivo che passivo; tuttavia, avendo il socio agito in carenza di rappresentanza processuale degli altri soci, era legittimato ad ottenere il rimborso, ma solo in misura proporzionale alla sua quota di partecipazione al capitale sociale.
In riforma della decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato il diritto all’azione di rimborso per l’intero credito e non solo pro quota, accogliendo il ricorso proposto in qualità di ex socio e respingendo quello proposto in qualità di liquidatore.


I giudici della Suprema Corte hanno precisato che l’attività del liquidatore è confinata alla fase di esistenza della società e nei cui confronti non si realizza alcuna forma di successione e che, anche nel caso della diversa (e opposta) ipotesi della sopravvivenza di obbligazioni tributarie, l’eventuale responsabilità del liquidatore si fonda sulla inosservanza degli obblighi suoi propri attinenti alla fase della liquidazione e non sulla mera qualità di liquidatore, sicché deve ritenersi non legittima l’azione di rimborso proposta in qualità di ex liquidatore una volta che sia intervenuta l’estinzione della società.


Diversamente, con riferimento alla posizione di socio, la Corte di Cassazione ha sottolineato che, qualora all’estinzione della società (di persone o di capitali), conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale:
a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci;
b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa.


In particolare, in tema di legittimazione degli ex soci di società estinta ad agire in relazione a questioni ancora pendenti dopo la cancellazione dell’ente dal registro delle imprese, vanno distinte le ipotesi in cui l’ex socio agisca per debito o per un credito della società. Nel caso di un credito, pur rimanendo immutato il meccanismo successorio, il fatto che sia mancata la liquidazione di quei beni o di quei diritti, il cui valore economico sarebbe stato altrimenti ripartito tra i soci, comporta soltanto che, estinta la società, si instauri trai soci medesimi, ai quali quei diritti o quei beni pertengono, un regime di contitolarità o di comunione indivisa. Di conseguenza, anche la relativa gestione segue il regime proprio di tale istituto, tra cui l’esclusione di ipotesi di litisconsorzio per l’eventualità di azione individuale di uno dei comunisti.


Dunque, si afferma il principio secondo il quale il contribuente, nella qualità di ex socio, può legittimamente agire per ottenere il rimborso del credito IVA della società estinta, non solo in misura della propria quota di partecipazione societaria, ma per l’intero importo del credito spettante.

Per il 2020 non c’è l’obbligo dei 20 crediti formativi per i Commercialisti


Viene meno per il 2020 l’obbligo per gli iscritti agli albi dei commercialisti di conseguire almeno 20 crediti formativi. Novità anche per gli over 65. Nei giorni scorsi era arrivato l’invito a privilegiare la formazione a distanza fino al 31 dicembre 2020 (CNDCEC – Nota Informativa 28 settembre 2020, n. 110).

Per l’anno 2020 viene meno l’obbligo per gli iscritti di conseguire almeno 20 crediti formativi nell’anno: il mancato conseguimento dei 20 cfp nel corso dell’anno potrà essere recuperato negli anni 2021 e 2022; per l’anno 2020 viene meno l’obbligo, per gli iscritti che abbiano compiuto o compiano i 65 anni di età nel corso del triennio, di conseguire almeno 7 crediti formativi nell’anno: il mancato conseguimento dei 7 cfp nel corso dell’anno potrà essere recuperato negli anni 2021 e 2022.
Sempre in materia di formazione, nei giorni scorsi il Consiglio nazionale aveva invitato gli Ordini territoriali a continuare a privilegiare quella a distanza almeno fino al 31 dicembre 2020, anche se lo stato di emergenza epidemiologica dovesse cessare il prossimo 15 ottobre.

Niente “bonus facciate” per gli interventi non visibili dalla strada


Il bonus facciate non è fruibile qualora l’immobile interessato dagli interventi si trovi al termine di una strada privata, circondato da uno spazio interno, ovvero in una posizione di dubbia visibilità dalla strada o dal suolo pubblico (Agenzia Entrate – risposta 29 settembre 2020, n. 418).

Il bonus facciate è una detrazione pari al 90% delle spese documentate sostenute nell’anno 2020 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B e spetta a condizione che i medesimi interventi siano realizzati sull’involucro “esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno)”.


La detrazione non spetta, inoltre, per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico. Devono, infatti, considerarsi escluse, stante il testo normativo, riferito alle facciate esterne e alle strutture opache verticali, le spese sostenute per gli interventi sulle superfici confinanti con chiostrine, cavedi, cortili e spazi interni, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico.


Il requisito della visibilità dell’edificio dalla strada o suolo pubblico, è necessario non solo con riferimento alle facciate esterne, ma anche alle facciate interne dell’immobile.